Mountain Kingdom

Chiama subito: +39 02 2818111 oppure +41 91 6833131

SCISAFARI DELLA VANOISE 4.8/5 (5)



“Noi scendemmo la montagna quasi volando…” (Monsieur de Montaigne)

Cosa è uno scisafari? Non bestie feroci, ma scenari meravigliosi e discese mozzafiato!

È un viaggio sugli sci per fuoripista e piste, con l’uso degli impianti di risalita e delle pelli di foca, di valle in valle e di monte in monte, attraverso i più famosi comprensori sciistici delle Alpi. Un modo nuovo di trascorrere una vacanza invernale per chi ama lo sci e la neve polverosa, ma anche il comfort di un albergo tipico alpino e il piacere di una simpatica compagnia.

Fantasia, divertimento, avventura, ma soprattutto sci, sci e ancora sci.

Il ritrovo è fissato a Modane, oltre il traforo del Frejus: un “postaccio”. Come sempre arrivo con largo anticipo, non mi piace fare aspettare, soprattutto questo gruppo che conosco da anni e so fremere dalla voglia di calzare gli sci e lanciarsi per piste e fuoripista.

Alle 7.30 in punto ecco arrivare il pulmino con alla guida Samuel che sarà, come d’abitudine, il nostro autista durante questo mitico viaggio; al suo fianco Eric Balet, guida vallesana e affiatato compagno di avventure quando si tratta di inventare nuovi viaggi sci ai piedi; dietro i nostri otto compagni di scisafari.

Carico i miei bagagli, solito dubbio su quali sci prendere: superlarghi o normali? Questa volta opto per… tutte e due! Meglio abbondare, visto che si tratta di ottimi sciatori e non è il caso di fare figuracce, e via verso Orelle, punto di partenza del nostro safari e porta d’ingresso delle Trois Vallées.

Subito è un fuoco di fila di domande sulla neve, il tempo, il programma, le discese, soprattutto quelle: saranno belle, difficili, lunghe? Saranno soprattutto indimenticabili, linee da scoprire (perché nemmeno Eric e io le conosciamo tutte) e da inventare sempre alla ricerca della neve più bella, soffice e non ancora tracciata.

Le discese: saranno belle, difficili, lunghe? Saranno soprattutto indimenticabili, linee da scoprire e da inventare sempre alla ricerca della neve più bella, soffice e non ancora tracciata.

Saliamo con cabinovie e seggiovie fino alla Cime de Caron e poi giù veloci sfruttando qualche bel pendio di polvere fino a Val Thorens. Non possiamo perder tempo su questi magnifici fuoripista perché il nostro obbiettivo oggi è molto ambizioso: raggiungere Pralognan la Vanoise, impianti, pelli di foca, ghiacciai e pendii ancora da tracciare. L’ultima seggiovia ci deposita a 3.105 metri sul ghiacciaio di Chavière, poi con le pelli saliamo al Col de Gébroulaz 3434m, pochi metri di dislivello, ma un finale davvero ripido e da sci in spalla. Faticaccia! Ma ne valeva la pena; dopo la nevicata notturna siamo i primi, nemmeno una traccia, delizia per gli occhi e per la nostra voglia di polvere.

Seguendo Eric, che sfodera tutta la sua abilità e il suo fiuto nel trovare i pendii e la neve più belli, per canaloni e dorsali, fra pareti rocciose e seracchi, ci rincorriamo fino al lago Bianco. Il tempo si guasta, il cielo si copre ed incomincia a nevicare; eccoci in un bel pasticcio, non si vede nulla, niente tracce o riferimenti, urge studiare un piano B per capire dove siamo esattamente e dove dobbiamo passare per non finire su pendii pericolosi.

Fuori la carta topografica, il Gps (un bellissimo Garmin Oregon) e il centimetro che Eric ha “rubato” dall’astuccio di scuola di sua figlia; facciamo il punto e lo riportiamo sulla carta per capire dove siamo esattamente, poi inseriamo le coordinate di Pralognan e seguendo le indicazioni del nostro Gps, la rassicurante frecciona, riprendiamo a scendere. Ora non sono più gli ampi e veloci curvoni in libertà, ma una lenta processione, tutti in fila e a distanza di sicurezza, io davanti, Eric dietro di me con il Gps indicandomi la direzione e poi tutti gli altri; ci mettiamo un bel po’ a raggiungere il fondo valle, ma quando ci arriviamo buchiamo la nebbia e finalmente sempre sotto la neve, ma con buona visibilità possiamo scendere di nuovo tranquilli fino a Pralognan, al pulmino con Samuel che ci attende e a una buona birra.

Ci svegliamo a Val Thorens, non certamente un paesino di alta montagna, ma un stazione moderna, di alti palazzi e piste al posto delle strade, un posto unico per gli infiniti chilometri di piste che la collegano a Meribel e Courchevel, ma anche una valle dove con un po’ di fantasia si possono scoprire bellissime discese fuoripista lontane dal caos e dal rumore: noi, la polvere bianca e il fruscio degli sci che vi scivolano sopra.

Oggi esploreremo il settore occidentale della valle, la Pointe de la Masse e la Cime de Caron con i suoi magnifici canali e pendii che ieri avevamo ammirato con l’acquolina in bocca.

Un primo fuoripista dalla Pointe de la Masse ci porta alla télepherique du Caron e alla sua cima; da qui sci ai piedi o in spalla attraversiamo fino in vetta al Mont Brequin. A nord scende ripido e invitante un grande vallone per spettacolari ma lunghissimi 1.200 metri di dislivello.

Val Thorens, una valle dove con un po’ di fantasia si possono scoprire bellissime discese fuoripista lontane dal caos e dal rumore: noi, la polvere bianca e il fruscio degli sci che vi scivolano sopra.

Con Eric ci guardiamo negli occhi e siamo ben contenti di essere in due guide, ci si può confrontare, condividere le decisioni e suddividere i compiti. Sappiamo che non c’è un percorso preciso da seguire, ma bisogna improvvisare; è una buona cosa che quest’anno ci sia tanta neve, i buchi sono pieni e le rocce ben coperte.

Alternandoci al comando ci lanciamo in una discesa memorabile, iniziando con brevi tratti a serpentina (regina della sciata controllata) per avere il tempo di valutare la linea di discesa e la stabilità del manto nevoso; prima una guida, poi ben distanziati fra loro i nostri compagni d’avventura, infine l’altra guida a chiudere il gruppo. Il divertimento si basa su una notevole disciplina per poter sempre sciare in tranquillità e sicurezza. Nei tratti più complessi, dove non è evidente la linea di discesa, una guida scende in avanscoperta e con una piccola ricetrasmittente comunica all’altro il via libera o suggerisce dove è meglio passare. In sostanza un bel lavoro di squadra per poter realizzare una discesa che ricorderemo per sempre.

Intorno ai 2.000 metri la pendenza diminuisce e i pendii si fanno più ampi, è il momento di dare il via libera: vero freeride! Ma sempre nel rispetto delle gerarchie (la guida davanti) e delle distanze di sicurezza.

Raggiungiamo nuovamente Val Thorens, il naso sempre all’insù per godere del cielo blu, del sole e della visione delle nostre belle tracce.

Inizia l’ultimo giorno e sarà una giornata grandiosa, degno finale del nostro scisafari.

Torniamo sul ghiacciaio di Chavière, oggi si sale nuovamente con le pelli e con gli sci in spalla fino in vetta al Aiguille de Peclet 3.561 metri; salita delicata su neve e qualche roccetta, un canale e una crestina esposta, quindi decidiamo di legarci in cordata per assicurare al meglio i nostri compagni.

Dalla vetta panorama mozzafiato fino al Monte Bianco da una parte e le montagne del Delfinato dall’altra. A picco sotto i nostri piedi il villaggio di Val Tho e il ripido ghiacciaio del Peclet: scenderemo di lì! Ho già fatto altre volte questa discesa, ma mai ho trovato tanta neve e per di più polverosa. Affrontiamo il primo tratto con molta cautela, uno alla volta perché è veramente molto ripido e stracarico di polvere.

Cerco di sciare “leggero” quasi trattenendo il respiro e soprattutto attento a non uscire dalla linea individuata insieme ad Eric come la più sicura. Sono nella neve fino oltre le ginocchia e alla fine di ogni curva l’onda che sollevo mi passa sopra la testa (maschera obbligatoria e Avalung in bocca); sento dentro un bel po’ di tensione che, man mano che avanzo, si scioglie e lascia spazio al godimento totale. Alla fine del pendio in un posto sicuro mi fermo e via radio do il via libera con un sonoro “fantastique!”. È l’inizio di una delle discese più belle della stagione, degna conclusione di questo viaggio sugli sci fra i monti e le valli delle Trois Vallées, nella neve polverosa, nell’aria tersa dei 3000 metri e in compagnia di amici fantastici.

 

Cesare Cesa Bianchi

Guida alpina UIAGM

Please rate this

About the author
Cesare Cesa Bianchi
Fondatore e anima di Mountain Kingdom, crea, organizza e realizza i programmi di MK. Dice di sé: “Ho scelto di fare la guida per essere certo di trovarmi sempre a mio agio su tutte le montagne del mondo… Adventures consultant and risk manager è il mio stile e il mio modo di essere Guida Alpina”. Svolgo l’attività di guida alpina a tempo pieno creando, organizzando e realizzando i programmi di MK.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

logo Mountain Kingdom logo UIAGM logo AGAI

Vita e avventure su sentieri, roccia, ghiaccio e neve, con sci e pelli di foca, piccozza e ramponi, scarpette d'arrampicata, pedule o ciaspole. Sulle montagne del mondo, fra le varie culture e in mezzo alla gente, in punta di piedi, senza disturbare, in equilibrio con la natura, con tanta curiosità, voglia di scoprire nuove vie, passione, sicurezza e professionalità. Questo è il nostro modo di essere guide alpine.