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SCI SAFARI DEL MONTE ROSA 5/5 (3)



E’ un viaggio sugli sci per fuoripista e piste, con l’uso degli impianti di risalita e delle pelli di foca, di valle in valle e di monte in monte, nel cuore del Monte Rosa.

Il ritrovo è fissato a Visp in Vallese, dove inizia la valle che sale a Zermatt. Come sempre arrivo con largo anticipo, non mi piace fare aspettare soprattutto questo gruppo che conosco da anni e so fremere dalla voglia di calzare gli sci e lanciarsi per piste e fuoripista.

Alle 7.30 in punto ecco arrivare il pulmino con alla guida Samuel che sarà come d’abitudine il nostro autista durante questa mitica settimana, di fianco a lui Eric Balet, guida vallesana e affiatato compagno di avventure quando si tratta di inventare nuovi viaggi sci ai piedi, dietro i nostri otto compagni di scisafari.

Carico i miei bagagli, solito dubbio su quali sci prendere, superlarghi o normali? Questa volta opto per… tutte e due, meglio abbondare visto che si tratta di ottimi sciatori e non è il caso di fare figuracce, e via verso Zermatt punto di partenza del nostro sci safari.

Subito è un fuoco di fila di domande sulla neve, il tempo, il programma, le discese, soprattutto quelle, saranno belle, difficili, lunghe? Saranno soprattutto indimenticabili, linee da scoprire (perché nemmeno Eric e io le conosciamo tutte) e da inventare sempre alla ricerca della neve più bella, soffice e non ancora tracciata.

Siamo in cima al Piccolo Cervino 3883 m dove si arriva con una serie di funivie sempre più aeree. Davanti a noi si apre il panorama spettacolare dei Breithorn, del Cervino e della valle di Zermatt. La stazione di arrivo è un cantiere aperto: stanno costruendo un nuovo ristorante panoramico (e questo ci può stare, tanto ormai il danno maggiore è stato fatto quando hanno coperto Plateau Rosà e Piccolo Cervino di impianti e piste, ma non posso lamentarmene visto che ne approfitto largamente sia d’estate che d’inverno), ma c’è da augurarsi che non realizzino la funivia fino in vetta al Breithorn 4164 m, questa sì una vera esagerazione.

Tempo splendido, neve fresca, poche tracce; attraversiamo il colle Breithorn e raggiungiamo la Porta Nera 3731 m, c’è giusto lo spazio per qualche bella curva fra i grandi crepacci del versante sud con la neve alle ginocchia.

Davanti a noi si apre uno scenario spettacolare: a sinistra il ripido, scuro sperone della Roccia Nera, a destra l’elegante piramide del Polluce e davanti a noi i grandi ghiacciai del Gorner e del Grenz.

Ma in pochi minuti siamo avvolti dalle nuvole, si sono condensate rapidamente nel bacino dello Schwarzgletscher, e la prospettiva di una bella discesa si trasforma in un rebus; ora bisogna ricorrere al “naso” (ecco perché le guide ce l’hanno spesso grande), alla memoria (sono passato di qui diverse volte e l’ultima l’inverno scorso) e ultima ratio a carta e gps. Apro la pista in un ampio e dolce pendio, la prima traccia è sempre la più difficile perché non si vede nulla e si perde l’equilibrio, poi ecco sulla destra intravvedo il mio riferimento, un grosso seracco, ma sono già troppo basso e quindi pazientemente con Eric a turno battiamo la traccia per attraversare risalendo verso destra. Ora dovremmo essere sulla linea giusta, sotto ci aspettano ripidi pendii e poi uno zig zag fra grossi crepacci, ma per fortuna le nuvole si alzano e si dissolvono e… beh siamo proprio dove sognavamo di essere, in mezzo a un mare di neve polverosa: ci lanciamo in strette serpentine e ampi, veloci curvoni, una guida davanti a indicare la linea migliore, una dietro ad aspettare i ritardatari; in pochi meravigliosi minuti siamo sul Gornergletscher. Ci voltiamo per ammirare la parete nord dei Breithorn e con una buona dose di soddisfazione le nostre tracce nella polvere e fra i crepacci, poi scivoliamo rilassati e veloci fino alla bocca del ghiacciaio, a Furi e per divertenti piste a Zermatt.

Martedì, siamo nuovamente in vetta al Piccolo Cervino, tempo splendido, freddo. Il nostro obbiettivo: scendere in val d’Ayas, attraversare nella valle di Gressoney e raggiungere il rifugio Guglielmina al Col d’Olen. Dopo l’ultima nevicata nessuno è ancora sceso per il ghiacciaio di Verra e quindi la tentazione è veramente troppo forte; ma ci pensate, 2000 metri da tracciare!

In pochi minuti siamo al Breithornpass 3816 m. In gennaio, scendendo dalla Bettolina alta, avevo visto delle belle tracce nel ripido canalone sotto la Gobba di Rollin. Prendiamo quella direzione, ma dopo un centinaio di metri sentiamo sotto gli sci che la neve è già crostosa (esposizione leggermente orientale), sicura, ma non bella come vorremmo; rapido cambio di programma, torniamo sui nostri passi, attraversiamo fin sotto il bivacco Rossi e Volante e qui scendiamo verso sud fra crepacci giganteschi trovando la neve che sempre sogniamo, mitica polvere. Seguendo Eric che sfodera tutta la sua abilità e il suo fiuto nel trovare i pendii e la neve più belli, per canaloni e dorsali ci rincorriamo fino al lago Blu, poi arrivano il bel Pian de Veraz e la comoda stradina fino a St. Jacques dove ci accoglie un piccolo ristorante proprio all’inizio del villaggio. Dopo pranzo il vecchio “pandino” del proprietario ci porta un po’ alla volta fino alla seggiovia di Frachey, saliamo comodamente fino alla Bettaforca e malgrado la neve che continua a cadere scendiamo per le splendide piste fino a Stafal. Ancora un piccolo sforzo, la cabinovia dei Salati e, sci ai piedi, il rifugio Guglielmina 2864 m. Serata indimenticabile, ambiente da rifugio, ma cucina e soprattutto cantina davvero speciali.

Nevica ancora, roba da leccarsi i baffi se si pensa alle meravigliose discese che si possono compiere in questo immenso comprensorio giustamente chiamato Ski Paradise, ma dobbiamo studiare un programma B perché gli impianti vanno a singhiozzo e la visibilità è davvero scarsa: Passo di Zube 2874, canalino nordovest sopra Pianalunga (canale Giachetti) e vallone d’Olen.

Ritorniamo ai Salati e scendiamo decisi verso Gressoney, a memoria e seguendo il solito “naso” troviamo l’inizio della salita verso il passo; pelli di foca e via, ma presto ci perdiamo in questo mare bianco fino a che una provvidenziale schiarita ci mostra che siamo saliti troppo a destra; riprendiamo la giusta direzione e arriviamo al passo.

 

Tolte le pelli ci lanciamo in una fantastica discesa sempre più ripida attraverso la gola e sugli ampi pendii che conducono a Pianalunga: neve alle ginocchia, il primo che scende stacca leggere colate di neve polverosa, semplicemente strepitoso!

 

Peccato per le discese mancate, la Valle Perduta che porta a Stafal partendo poco sotto la capanna Gnifetti oppure la Salsa dallo Stolemberg o ancora la Malfatta con il suo ripidissimo canalino e l’arrivo al rifugio Pastore e ad Alagna. Tutti itinerari unici per i panorami mozzafiato, l’ambiente selvaggio e le super discese, tutti itinerari che richiedono l’uso delle pelli di foca, ma ne vale la pena e d’altronde per trovare pendii vergini e solitudine bisogna allontanarsi dai comodi impianti e dalle piste. Oggi poi, senza più la funivia di Punta Indren e in attesa del nuovo impianto, sono veramente pochi quelli che si avventurano quassù: non male!

 

4° giorno. Il tempo è di nuovo bello e ci sono tutte le premesse per una giornata da urlo. Chiudete occhi e orecchie puristi della montagna, oggi si vola! Con gli impianti di Alagna saliamo alla Bocchetta delle Pisse e ci prepariamo: sci e bastoncini ben legati da una parte, guida spalle al vento, clienti dall’altra con gli zaini saldamente in mano e il berretto calato sugli occhi. Pochi minuti a sollevando un turbine di neve l’elicottero si posa fra di noi; ripetendo una manovra ben collaudata, la guida carica gli sci nel cestello, gira davanti all’elicottero, apre la portiera e aiuta i clienti a salire, infine sale a fianco del pilota.

Decolliamo e via alti sopra il ghiacciaio Sesia fino al colle delle Locce 3334m: che volo, con vista sulla sud del Rosa che sembra di poter toccare con mano (ecco il bivacco Sesia e il Resegotti e sopra, incombenti, le pareti della Parrot e della Punta Gnifetti), il vento forte ci sbattacchia qua e là, l’adrenalina e un po’ di paura (inutile negarlo). Appena posa i pattini a terra, scendo, scarico gli sci e poi aiuto i compagni a scendere a loro volta facendoli accucciare alle mie spalle; pollice in su e il nostro pilota in una nuvola di polvere si tuffa nella valle verso un’altra rotazione.

Ora siamo soli nel cuore del Monte Rosa, in mezzo a una quantità incredibile di polvere, nessuna traccia ed inoltre è la prima volta che affrontiamo questa discesa. Sappiamo che il ghiacciaio nord delle Locce è ripido e molto crepacciato, non c’è un percorso preciso da seguire, ma bisogna improvvisare; è una buona cosa che quest’anno ci sia tanta neve, i buchi sono pieni, i crepacci ben coperti e i ponti di neve robusti.

Alternandoci al comando ci lanciamo in una discesa memorabile, iniziando con brevi tratti a serpentina (regina della sciata controllata) perché la quota si fa sentire e soprattutto per avere il tempo di valutare la linea di discesa e la stabilità del manto nevoso; prima una guida, poi ben distanziati fra loro i nostri compagni d’avventura, infine l’altra guida a chiudere il gruppo. Il divertimento si basa su una notevole disciplina per poter sempre sciare in tranquillità e sicurezza. Nei tratti più complessi, dove non è evidente la linea di discesa, una guida scende in avanscoperta e con una piccola ricetrasmittente comunica all’altro il via libera o suggerisce dove è meglio passare. In sostanza un bel lavoro di squadra per poter realizzare una discesa che ricorderemo per sempre.

Intorno ai 2400 metri la pendenza diminuisce e i pendii si fanno più ampi, è il momento di dare il via libera: vero freeride! ma sempre nel rispetto delle gerarchie (la guida davanti) e delle distanze di sicurezza.

 

Raggiungiamo il ghiacciaio del Belvedere e il Belvedere stesso e infine Macugnaga, il naso sempre all’insù per godere del cielo blu, del sole e della grandiosa visione della est del Rosa.

 

Oggi si torna in Svizzera. Salita con gli impianti a Monte Moro e discesa nella valle di Saas fino alla diga di Mattmark e a Saas Almagell. Lo scenario cambia completamente, dalle immense e altissime pareti del Rosa, dai ghiacciai ripidi e dalle impressionanti seraccate del versante italiano si ritorna ai 4000 più tondeggianti e ai lunghi pianeggianti ghiacciai del versante svizzero.

Dall’arrivo degli impianti saliamo senza problemi in cima allo Joderhorn 3035m da cui scendiamo per canalini e valloni, fra paretine e morene fino al lago di Mattmark; lo costeggiamo a lungo, fino alla diga tristemente famosa per la valanga che travolse le baracche degli operai (per lo più italiani) impegnati nella sua costruzione.

E’ una tappa di trasferimento, abbastanza breve e forse un po’ monotona rispetto alle emozioni dei giorni scorsi, ma ci vuole un break sia fisico che mentale ogni tanto durante un’attraversata così lunga, avventurosa e impegnativa.

 

Inizia l’ultimo giorno e sarà una giornata grandiosa, degno finale del nostro scisafari.

Prendiamo la prima funivia fino a Felskinn e il primo Metro Alpin verso il Mittelallalin, ma non fino in cima, perché scendiamo ad una fermata intermedia che permette attraverso una porticina in ferro di mettere piede sul ghiacciaio Hohlaub. Mettiamo le pelli di foca e saliamo lungamente e dolcemente all’Adlerpass 3783m, intorno a noi immensi ghiacciai e i grandi 4000 del Mischabel, l’Allalin con la divertente (in estate) Hohlaubgrat, il Rimpfischhorn e lo Strahlhorn, davanti a noi il Cervino, la Dent Blanche e il Weisshorn e sotto di noi un’interminabile, bellissima discesa fino a Zermatt, una sequenza senza fine di pendii a volte ripidi altre dolci, un irresistibile invito a serpentine e ampie curve freeride.

Ho già fatto altre volte questa discesa, ma mai ho trovato tanta neve e per di più polverosa. Affrontiamo il primo pendio con molta cautela, uno alla volta perché è veramente grande, ripido e stracarico di polvere.

Cerco di sciare “leggero” quasi trattenendo il respiro e soprattutto attento a non uscire dalla linea individuata insieme ad Eric come la più sicura.

 

Sono nella neve fino oltre le ginocchia e alla fine di ogni curva l’onda che sollevo mi passa sopra la testa (maschera obbligatoria e Avalung in bocca); sento dentro un bel po’ di tensione che, man mano che avanzo, si scioglie e lascia spazio al godimento totale.

 

Alla fine del pendio in un posto sicuro mi fermo e via radio do il via libera con un sonoro “fantastique!”. E’ l’inizio di una delle discese più belle dell’intera settimana, degna conclusione di questo viaggio sugli sci fra i monti e le valli del Rosa, nella neve polverosa, nell’aria tersa dei 4000 metri e in compagnia di amici fantastici.

 

Arrivati a Zermatt con un po’ di tristezza ci si saluta: appuntamento fra un anno per un nuovo appassionante scisafari.

 

Cesare Cesa Bianchi

Guida alpina UIAGM

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About the author
Cesare Cesa Bianchi
Fondatore e anima di Mountain Kingdom, crea, organizza e realizza i programmi di MK. Dice di sé: “Ho scelto di fare la guida per essere certo di trovarmi sempre a mio agio su tutte le montagne del mondo… Adventures consultant and risk manager è il mio stile e il mio modo di essere Guida Alpina”. Svolgo l’attività di guida alpina a tempo pieno creando, organizzando e realizzando i programmi di MK.

1 comment

  1. Buongiorno. Tour interessante e ben descritto. Ho un dubbio: quando è stato fatto? A quel che so il rifugio Guglielmina è stato purtroppo distrutto da un terrificante incendio nel 2011

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