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Come alimentarsi in alta quota e ambienti estremi



Abbiamo incontrato Donatella Polvara Biologa Analista/Nutrizionista, Direttrice di Laboratorio della Casa di Cura “Beato Luigi Talamoni” Lecco e Membro del Comitato Scientifico CAI Lombardia, autrice del libro Alimentazione in ambiente estremo e le abbiamo fatto qualche domanda riguardo l’alimentazione per chi si occupa di spedizioni alpinistiche e ascensioni in quota.

 

 

Quanto è importante seguire una dieta in attività in quota?

La preparazione alimentare cambia e diventa decisiva più si sale di quota, soprattutto se le temperature sono rigide. Per esempio il tè caldo con miele e limone, la frutta secca, la frutta disidratata come le albicocche, il cioccolato, la carne essiccata, il formaggio grana, i dadi per farsi un brodo caldo, il caffè e le barrette proteiche e un integratore di vitamina C sono tutti cibi che permettono di mantenere le performance raggiunte con il duro allenamento fisico. Portare con se dei viveri indicati e di conforto è utile anche dal punto di vista psicologico.

Nutrirsi in modo adeguato apporta energie al corpo durante il dispendio calorico, l’integrazione è fondamentale per ottimizzare il tempo impiegato per l’attacco alla cima; ridurre il tempo di esposizione alle condizioni estreme legate alla quota, permettendo di prevenire i danni legati alle condizioni estreme.
Ricordiamoci di sfruttare al meglio le tecnologie in ambito nutrizionale per la preparazione dei viveri. Contolliamo sempre il livello nutrizionale degli alimenti e privilegiamo quelli con un buon rapporto peso / potere calorico, completi dal punto di vista nutrizionale, disidratati così non ghiacciano, liofilizzati e precotti, soprattutto non possono mai mancare nello zaino i sali e l’acqua.

 

 

Nel tuo libro fai molto riferimento ai casi reali come Fiorenzo Bulfer e Daniele Bernasconi, vuoi parlarcene?

Si è vero le interviste sono messe come esempio perché ritengo che sia fondamentale imparare da chi ha un’esperienza pratica. I due casi mostrano che la scelta di alcuni cibi rispetto ad altri sia la strategia vincente per realizzare un’ impresa. Queste interviste, ben undici nel libro, insegnano che non si parte mai senza uno schema prefissato. In una spedizione si deve calcolare il coefficiente di rischio e si deve pianificare una strategia per la realizzazione, il corretto apporto di nutrienti è fondamentale per la riuscita.
Sopra i 4000 metri sono da evitare i cibi grassi perché richiedono maggior quantità di ossigeno per essere digeriti rispetto ai carboidrati. I grassi rimangono più tempo nello stomaco e richiedono una maggior impegno per la digestione, il che si traduce in un minore apporto di energia dove serve nel momento del bisogno. Importante è considerare che a livello sublinguale c’è una fitta rete di vasi sanguigni che permettono un assorbimento rapido e veloce di sostanze nutritive, soprattutto degli amidi e degli zuccheri, garantendo una ripresa immediata per il cervello e i muscoli.
Purtroppo la dieta in alta quota è sempre scarsa di frutta e verdura, quindi è importante mettere nello zaino un integratore di vitamine, soprattutto se contiene un potente antiossidante come la vitamina C.

 

 

 

Un nutrizionista è necessario in spedizione? E’ utile per uno sportivo farsi seguire da un nutrizionista per migliorare le sue attività?

 

 

L’alimentazione può aiutare a prevenire i problemi connessi alla sindrome d’alta quota?

La sindrome d’alta quota non può essere curata con l’acclimatamento. Nonostante ciò molti studi attribuiscono un valore aggiunto ad alcuni alimenti indicati per migliorare la capacità del nostro corpo di adattarsi alle quote sopra i 4000m, per citarne alcuni: la teofillina contenuta del tè, la caffeina contenuta nel caffè, ma anche i carboidrati, e la vitamina C.

 

 

 

 

Quanto è importante l’alimentazione in attività normale a quote medio alte, per esempio per un trekking di più giorni?

Importante è curare l’alimentazione nei giorni prima della partenza. Consiglio frutta, verdura, carne e pesce. La sera prima si dovrebbe fare un bel carico di carboidrati in modo da poter assicurare le scorte di glicogeno per il giorno successivo. Non bisognerebbe appesantire mai lo stomaco la sera, per poter riposare bene la notte ed affrontare appieno la salita il giorno successivo. Per la colazione del mattino consiglio di prendere il caffè. Il miele e i cereali non possono mai mancare sulla tavola di un alpinista.

 

 

Con il libro Alimentazione in ambiente estremo qual è il tuo intento?

Questo libro raccoglie il frutto di tre anni di intenso lavoro dedicato alla ricerca dei cibi più adatti per supportare il corpo in carenza di ossigeno e al freddo. Alta quota e ambiente polare.
Durante il mio lavoro come nutrizionista ho cercato di studiare un metodo di alimentazione utile per chi fa alpinismo ad alti livelli. Ho cercato la più recente letteratura sul web, ho raccolto informazioni da chi ha condotto imprese in questi ambienti e ho unito l’esperienza di questi alpinisti con le teorie delle ultime pubblicazioni in campo nutrizionale. Durante i miei viaggi, come in Lapponia, ho tratto meritevoli considerazioni sulle tradizioni alimentari dei popoli che abitano negli ambienti più estremi del pianete. Così ho raccolto informazioni utili sull’alimentazione da adottare al freddo e a basse quote ma ho anche rielaborato un metodo di alimentazione utile per chi va in altitudine. Spero che questo libro diventi un sussidiario per chi prepara le proprie imprese con il cuore e con la testa. Ho lavorato con tanta passione è questo è il risultato.

Sito: http://www.alimentazioneinambienteestremo.com

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Vita e avventure su sentieri, roccia, ghiaccio e neve, con sci e pelli di foca, piccozza e ramponi, scarpette d'arrampicata, pedule o ciaspole. Sulle montagne del mondo, fra le varie culture e in mezzo alla gente, in punta di piedi, senza disturbare, in equilibrio con la natura, con tanta curiosità, voglia di scoprire nuove vie, passione, sicurezza e professionalità. Questo è il nostro modo di essere guide alpine.