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Aconcagua visto da una non alpinista



In un racconto di Sonia si riassume lo spirito delle spedizioni MK. L’avventura alla portata di tutti coloro che amano e frequentano la montagna. Salire fino a 6962m in cima all’Aconcagua sembra più una missione “no limits”, invece qui riportiamo una testimonianza vera, quella di chi ha potuto vivere momenti unici sul “piccolo ottomila” delle Americhe.

Mk per il 2017 ha organizzato una nuova spedizione Aconcagua 6926m guidata di 18 giorni.
La partenza è fissata per il 31 Gennaio 2017.

 

La premessa fondamentale è che io sono ben lontana dall’essere un’alpinista, e ad essere proprio sincera sincera appena mi hanno detto “…a gennaio organizziamo una spedizione sull’Aconcagua” io non è che sapessi bene dove fosse l’Aconcagua: perlomeno le mie nozioni geografiche l’avevano collocata nel continente giusto, in Sud America, ma da lì a sapere che si trova in Argentina al confine con il Cile ancora ne passava…

Sempre per essere sinceri fino in fondo neanche sapevo che fosse la montagna più alta delle Americhe, nonché la montagna più alta al di fuori della catena himalayana.
Ho scoperto poi che sfiora il cielo con i suoi 6962 metri di altezza, e che quindi avrei dovuto equipaggiarmi di tutto punto, perché l’Aconcagua non a caso è nota come il “piccolo ottomila”: lassù non valgono proprio le stesse regole meteo a cui siamo abituati, e l’estate, unica stagione in cui per noi umani è possibile tentare la salita, può anche significare temperature di meno 30° e venti fino a 80-100km/h.
Vi domanderete allora perché diamine una semplice amante della montagna si sia trovata a comprare/noleggiare scarponi d’alta quota che sembrano adatti allo sbarco sulla luna, piumino pesante, maglie tecniche a chili, calze super-calde, sacchetti impermeabili a chiusura ermetica da usare per stipare il tutto nel bagaglio, che vi assicuro non ha le ruote, e tantomeno la cerniera, ma è un enorme saccone che si riempie dall’alto, idoneo a essere trasportato su sentieri polverosi dai muli. Per non parlare poi di cosa noi donne dobbiamo comprare per evitare di uscire dalla tenda di notte per andare in “bagno”, lasciamo stare.

Già, perché?!
Me lo sono chiesto anch’io prima di partire, quando ognuno dei miei amici, colleghi o conoscenti, una volta intuito cosa stavo per andare a fare, cercava in tutti i modi di scoraggiarmi, o al più annuiva come si fa con i matti.
Semplicemente perché, a dirvela tutta, è stata la parola spedizione che ha acceso in me un motore inarrestabile. Sono cresciuta imparando a sognare con Ambrogio Fogar e il suo impareggiabile programma “Jonathan, dimensione avventura”, e quindi fin da piccola i miei idoli sono esploratori e avventurieri, leggo libri e riviste di viaggi, sogno di nuovi itinerari guardando le cartine, guardo rapita film e documentari. Per me spedizione è da sempre sinonimo di esplorazione, ovvero l’espressione massima di un viaggio, anzi, è qualcosa di più di un viaggio, ma questo l’ho scoperto strada facendo, e di strada sull’Aconcagua vi assicuro se ne fa molta, a piedi.

Siamo arrivati al cospetto della montagna il 10 gennaio e quando vedi la cima da ben 4000 metri sotto ti rendi conto che forse è davvero un po’ da matti, ma, Dio mio, quanto è bello, quanto è totalizzante!
Ti trovi immerso in un ambiente grandioso, intorno a te solo montagne e rocce, con tutte le gradazioni di colore: non c’è neanche la vegetazione a distrarre lo sguardo, e neanche il suono del canto degli uccelli ad accompagnare il tuo passo, ma ci sei solo tu, e la mente si svuota, e i passi seguono uno dopo l’altro, metro dopo metro, fino al primo campo, poi al campo base, poi ai campi alti, fino alla cima.

Io da neofita di queste spedizioni in alta quota ho scoperto tutto strada facendo, mi sono fatta plasmare da panorami senza fine e da cieli con milioni di stelle, e ho seguito passo passo i miei compagni Silvano, Mario e Guido, e la nostra guida, Cesare: la tranquillità che ti infonde il sapere di poter delegare tutte le decisioni, da quelle meno importanti come “quante maglie mi metto oggi?!” a quelle determinanti per il buon esito della spedizione, ti permette di assaporare davvero l’attimo fino in fondo, perché l’unica cosa che ti occupa la mente è il prossimo passo, e finalmente senti di vivere pienamente il concetto del qui e ora.

Certo, occorre, un ottimo spirito di adattamento, perché nulla lassù è scontato o immediato, nemmeno bere un bicchiere d’acqua: te la devi creare l’acqua, sciogliendo la neve, che però devi andare prima a raccogliere e portare vicino alla tenda.
E poi occorre non solo un fisico sano e un po’ allenato, ma anche tanta testa: ci devi voler arrivare lassù, ed è per questo che secondo me è fondamentale affidarsi ad una spedizione guidata, che ti permette il lusso di pensare solo a stare bene, che non è banale.

Ho fatto fatica, non ve lo nascondo, tanta fatica, perché l’ossigeno manca davvero e dopo i 6500 metri ogni venticinque passi mi dovevo fermare a respirare profondamente, fatica a volte ad adattarmi perché il bagno come siamo abituati a immaginare non c’è mai e la doccia diventa un lusso da 15 dollari e solo al campo base, perché tutto si riduce all’essenziale e noi siamo così abituati a essere viziati dal superfluo…
Ma io, insieme e grazie ai miei compagni, in spedizione sui sentieri dell’Aconcagua ci sono stata proprio bene.
Questa è stata per me un’esperienza molto intensa, forte: la montagna vissuta così pienamente ti entra dentro e non ti molla più, perché è solo seguendo i nostri sogni fino in fondo che possiamo dare un senso nuovo alla nostra vita.

 

About the author
Cesare Cesa Bianchi
Fondatore e anima di Mountain Kingdom, crea, organizza e realizza i programmi di MK. Dice di sé: “Ho scelto di fare la guida per essere certo di trovarmi sempre a mio agio su tutte le montagne del mondo… Adventures consultant and risk manager è il mio stile e il mio modo di essere Guida Alpina”. Svolgo l’attività di guida alpina a tempo pieno creando, organizzando e realizzando i programmi di MK.

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Vita e avventure su sentieri, roccia, ghiaccio e neve, con sci e pelli di foca, piccozza e ramponi, scarpette d'arrampicata, pedule o ciaspole. Sulle montagne del mondo, fra le varie culture e in mezzo alla gente, in punta di piedi, senza disturbare, in equilibrio con la natura, con tanta curiosità, voglia di scoprire nuove vie, passione, sicurezza e professionalità. Questo è il nostro modo di essere guide alpine.