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Finisce l’estate, tempo di bilanci.



 

Che si trattasse di un’estate terribile per i ghiacciai lo si era capito già dallo scarso innevamento invernale e dai primi caldi di giugno. Il mese di luglio 2017 ha registrato un livello di fusione dei ghiacci identico a quello che si rileva normalmente a fine estate ovvero ora a settembre. Un anno che ha tutte le carte in regola per battere il famigerato 2003, rimasto finora l’anno peggiore per i ghiacciai alpini.

Fanno impressione le immagini del ghiacciaio dell’Adamello. Il famoso pian di neve, che anche in piena estate si presenta coperto dalla neve caduta durante la stagione invernale, quest’anno si è presentato come una gigantesca distesa grigia che ha resistito fino alle recenti lievi nevicate.
Non sono ancora noti gli ultimi rilevamenti, ma anche ad occhio e a chi come le nostre guide frequenta assiduamente le alte quote, la situazione della salute dei ghiacciai e della relativa sicurezza per attraversarli, non è delle migliori.

 

Le condizioni del Pian di Neve in Adamello quest’estate

Il 2017 è stato nuovamente un anno record per le temperature e siccità, il terzo consecutivo. Agosto è stato il più caldo dal 1800, e l’intero anno ha registrato punte del 50% in meno di precipitazioni.
Quello descritto è un insieme di fattori che ha accelerato in maniera esponenziale il deperimento dei ghiacciai, rendendoli più fragili e meno sicuri da attraversare.

L’eccezionalità e imprevedibilità della situazione sta rendendo sempre più difficile l’alpinismo ad alta quota.
I ghiacciai che qualche anno fa potevano essere attraversati senza grosse difficoltà, oggi sono diventati pericolosi per via dei crepacci e delle condizioni molto dure del ghiaccio.
Le classiche vie di neve, ghiaccio e misto presentano spesso ampie zone di ghiaccio molto duro o di sfasciumi instabili e sono diventate critiche se non addirittura difficilmente percorribili e in ogni caso richiedono un’attenta e continua valutazione e una capacità tecnica di tutto rispetto.

Quest’estate si è assistito a diversi incidenti che sono riconducibili a queste condizioni particolari della montagna e alla difficoltà a valutarle correttamente. Non ultimo, purtroppo, quello sulla Presanella che a fine agosto ha visto coinvolte 3 cordate.

Oggi non basta più dire “qui ci sono già stato”, “conosco bene la via”, “ho esperienza da vendere”.
Le vie spesso non sono più percorribili come e quando eravamo abituati; bisogna valutarne attentamente la percorribilità ancora prima di partire, poi passo passo scegliere il percorso più adatto alle nuove condizioni senza farsi distrarre dalle vecchie, care abitudini.

Oggi non basta più avere genericamente piccozza e ramponi, viti da ghiaccio, corda e imbragatura, non basta più dire “ho l’attrezzatura adatta a questo itinerario”.
I miei ramponi un po’ arrugginiti, la mia vecchia piccozza che non mi ha mai tradito oggi non bastano più sul ghiaccio duro come il marmo che è venuto in superficie; le punte dei ramponi, tutte e 12, devono essere affilate come denti di squalo e la becca e il puntale della piccozza devono essere taglienti come lame; altrimenti dove fino a pochi anni fa passavo senza pensieri, oggi, anche con piccozza e ramponi, scivolo inesorabilmente e con conseguenze letali.

Oggi non basta più conoscere le tecniche di base nell’uso di piccozza e ramponi e nella progressione in cordata che sia a tiri o in conserva e tanto meno applicarle approssimativamente.
Le tecniche dei ramponi punte a piatto e della piccozza in appoggio come bastone con la becca in avanti (in salita) o in dietro (in discesa) devono essere eseguite alla perfezione perché i margini di errore si sono ridotti al minimo a causa del ghiaccio durissimo che sempre più spesso incontriamo.
Procedere in cordata, in conserva, con la corda “molle” e distanze “fantasiose” fra i componenti non è più accettabile perché oggi molto più di ieri può innescare scivolate senza speranza.

“Non sono allarmista e catastrofista, ma vi assicuro che anche per noi guide alpine, che sulle montagne, sulle pareti, le creste e i ghiacciai passiamo veramente un sacco di tempo, è diventato difficile fare le corrette valutazioni e scegliere la via migliore. Sempre concentrati a non fidarci troppo delle esperienze passate e a chiedere informazioni e consigli al collega che ci è appena stato o che ci va frequentemente.”

“Quindi rivolgetevi alle guide alpine per un consiglio o per farvi accompagnare nelle vostre escursioni e ascensioni.
Vi assicuro, non è per tirare l’acqua al mio mulino di guida alpina, ma è affinché la montagna continui a essere per tutti noi il terreno di gioco, di avventura, di esperienze e visioni indimenticabili che tanto amiamo. “

Queste le parole di Cesare Cesa Bianchi presidente del Collegio nazionale delle guide alpine.

 

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Vita e avventure su sentieri, roccia, ghiaccio e neve, con sci e pelli di foca, piccozza e ramponi, scarpette d'arrampicata, pedule o ciaspole. Sulle montagne del mondo, fra le varie culture e in mezzo alla gente, in punta di piedi, senza disturbare, in equilibrio con la natura, con tanta curiosità, voglia di scoprire nuove vie, passione, sicurezza e professionalità. Questo è il nostro modo di essere guide alpine.